Banche con meno scuse

La Banca centrale europea (Bce) lo scorso 8 dicembre ha annunciato misure “non convenzionali” di sostegno alle banche. Tra queste l’Eurotower ha inserito due aste di rifinanziamento a 36 mesi, una scadenza insolitamente lunga. E contemporaneamente ha abbassato la soglia di ammissibilità per i collaterali che gli istituti dovranno fornire in cambio a Francoforte. Ieri la Banca centrale presieduta da Mario Draghi ha indetto due appuntamenti due aste pronti contro termine per sostenere gli istituti in vista del rifinanziamento a medio termine.
22 AGO 20
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La Banca centrale europea (Bce) lo scorso 8 dicembre ha annunciato misure “non convenzionali” di sostegno alle banche. Tra queste l’Eurotower ha inserito due aste di rifinanziamento a 36 mesi, una scadenza insolitamente lunga. E contemporaneamente ha abbassato la soglia di ammissibilità per i collaterali che gli istituti dovranno fornire in cambio a Francoforte. Ieri la Banca centrale presieduta da Mario Draghi ha indetto due appuntamenti due aste pronti contro termine per sostenere gli istituti in vista del rifinanziamento a medio termine. In quell’occasione le banche potranno di fatto comprare titoli pubblici poliennali dei paesi dell’Eurozona, che rendono anche il 5-6 per cento, spendendo l’1 per cento, con un rischio nullo di liquidità nel caso di titoli la cui scadenza è precedente o simultanea a quella dei prestiti Bce. La mossa mira a sorreggere indirettamente il debito pubblico degli stati membri sia sul mercato secondario, sia su quello primario dei collocamenti di nuovi titoli, in questo caso ovviamente soprattutto per le emissioni di titoli a breve e medio breve termine.
Ma serve anche per altri due obiettivi che stanno a cuore alla Bce: quello di assicurare liquidità al sistema bancario senza danneggiare il fabbisogno di liquidità del Tesoro, e quello di stimolare le banche a rafforzarsi mediante aumenti di capitale. Infatti i guadagni che gli istituti di credito potranno ottenere, comprando senza rischio titoli che rendono 5-6 punti con una provvista finanziaria che costa loro solo l’1 per cento, consentono loro di assicurare rendimenti elevati ai sottoscrittori degli aumenti di capitale. E anche le critiche all’Eba (l’Autorità di vigilanza bancaria europea), che chiede ricapitalizzazioni delle banche in relazione al valore di mercato dei titoli, perde gran parte della sua ragion d’essere. Fare utili per loro diventa facile.
Ora sta agli istituti fare i propri compiti a casa. Non potranno sostenere che non sono in grado di far credito alle imprese, accampando le difficoltà di provvista di denaro, dato che se lo possono procurare all’1 per cento, né avranno motivo per pretendere remunerazioni esose per la sottoscrizione di titoli nelle aste del Tesoro, dato che pagano la provvista all’1 per cento, e infine non avranno motivo di vendere in tutta fretta i Btp considerato che la Bce li accetta come collaterali per prestiti triennali.